Thursday 21 april 2011 4 21 /04 /Apr /2011 09:34
TIZIANO TARLI
 
ARCHI CAFè
Dopo il successo dell'anno scorso, sabato 23 aprile riproponiamo Kill the easter party vol. II
Ingresso rigorosamente gratuito!!!
dalle 23.30 all'alba r'n'r-northern soul-50'-60'-70'-glam-new wave-grunge-brit pop-italian hits and much more by bunny tiz, eggy rak, lelli picone
vi aspettiamo!!!
Di Seblie
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Wednesday 12 may 2010 3 12 /05 /Mag /2010 09:10
Edizioni a stampa di EmanueleNapolitano
Francesco Petricca
Fabio Scacchioli
Rakele Tombini
Chiara Tommasi

 

   
 

Edizioni e stampa a cura di Roberto Pace

testo di Fabrizio Pizzuto

   

 

Inaugurazione mostra: sabato 15 maggio 2010, ore 19:00
Luogo: LaPortaBlu Gallery
Indirizzo: Arco degli Acetari 40 , 00186 Roma
Durata: Fino al 29 maggio

orari: dalle 17:00 alle 20:00 dal Martedì al Sabato

   

 

 

LA PORTA BLU EDIZIONI  privilegia un’idea di qualità complessiva del percorso che conduce alla stampa finale, unita ad una attitudine alla sperimentazione di nuove soluzioni in stretta collaborazione con gli artisti, presentandosi come una collezione in divenire strettamente legata all’attività espositiva della galleria.

Tutte le grafiche sono editate in una tiratura limitata a 12 copie numerate e firmate dall’autore,  siglate  ognuna  “la porta blu edizioni” e accompagnate da una  dettagliata scheda tecnica.
Al costo contenuto della grafica, che favorisce la possibilità di collezionarla, si associa, nelle nostre intenzioni,  l'offrire all’acquirente una sorta di distillato prezioso del lavoro di un artista e contemporaneamente lo stimolare la creatività dell’autore aggiungendo una dialettica importante interna al suo operare.
             
La seconda stagione (piccolo intervento critico)
A conclusione di una Seconda Stagione che ha visto alla Porta Blu l’attenzione concentrata sulle installazioni e sulle video installazioni, nonché un corso di storia del pensiero video, presentiamo per la seconda volta il progetto LA PORTA BLU EDIZIONI, che vede la stampa da matrici originali di 5 lavori editi in 12 esemplari e ottenuti tramite un ampio ventaglio di tecniche di riproduzione. Per questa stagione abbiamo selezionato 5 video-artisti.
Il curatore Roberto Pace scrive: “Come avevamo puntualizzato l’anno precedente, non si tratta più di moltiplicare, come accadeva nel passato, il numero delle copie allo scopo di diffondere la conoscenza di un’opera - qualità intrinseca al mezzo tecnico e all’uso del video che fanno i nostri autori - ma piuttosto di approfondire, accentuare e rivelare la capacità di un’immagine di provocare in noi delle reazioni più acute, raggiungendo questo effetto provocatoriamente proprio là dove, rinunciando ad una temporalità e moltiplicazione (di frame) effettive, si possa perderne il senso”

Moltiplicare un’immagine significa per me in prima istanza (e per istanza alludo all’impulso procedurale con cui si chiede ad esempio di adottare provvedimenti al fine di realizzare propositi rimasti inattuati), di togliere l’aura di unicità a quell’immagine.
L’unicità non è di per sé un concetto di valore che dà una garanzia qualitativa, ma è la base commerciale dei nostri tempi, ancora oggi. La pietra più costosa è la pietra più rara, i granchi rosa, benché siano solo un errore buffo, sono introvabili quindi costosi, eccetera.
Benjamin definiva l’aura che circonda l’opera d’arte come “un singolare intreccio di spazio e di tempo: l’apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina” e ne auspicava la morte con l’avvento della fotografia e dei mezzi di riproduzione tecnica.
Morte che oggi vediamo come paradossalmente inattuabile.
I nuovi mezzi sono tuttavia e devono essere indissolubilmente nuove possibilità.
Nel proporci un’operazione di riavvicinamento al pubblico del lavoro artistico, abbiamo affidato la seconda edizione della rassegna a chi l’immagine la pensa da sempre solo narrativamente e in funzione di riproducibilità: i video artisti.
Si tratta dunque non solo, per dirla ancora con Benjamin, di “rendere le cose spazialmente e umanamente più vicine” , ma anche di far evolvere le cose trasformandole in visione precipua, più che in visione semplicemente moltiplicata.
I 5 video maker concentrano qui le loro poetiche sull’immagine ferma, ma il lavoro rimane gioco forza concentrato sull’operazione, più che sull’immagine stessa.
L’operazione immaginata dagli artisti diventa dunque il pretesto per sviluppare una sorta di narrazione ferma, ferma nell’immagine, mobile nello stato del pensiero.
Le immagini pensate si muovono giustificando la riproducibilità con un salto semiotico.
Il lavoro viene pensato in base all’idea di moltiplicazione e non il contrario, ossia la moltiplicazione in base al lavoro fisso dell’artista, poiché in questo caso il secondo esempio non esiste.
Roberto Pace scrive: “Naturalmente la ripetizione e il tempo sono elementi che dal video passano nelle edizioni in modo metaforico, un travaso che è stato potenzialmente sempre a doppio senso, e la scelta tecnica  ha coinciso con un percorso che nel 2009 era stato marcato dal moltiplicare un’immagine e quest’anno, all’opposto, dal fermarne una che avesse in sé, nel suo ipotizzato funzionamento, il flusso visivo-mentale della videoinstallazione.”

Fabrizio Pizzuto

 

 

LaPortaBlu Gallery
Arco degli Acetari 40
00186, Roma
tel 06 6874106
cell 3929153848
www.laportablu.it
laportablu@laportablu.it

La Porta Blu - Associazione Culturale ONLUS - via del Teatro Valle 27- tel 06 6874822

Di Seblie
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Friday 16 april 2010 5 16 /04 /Apr /2010 09:25

MOSTRA DI MAXS FELINFER NEL "TEATRO DI MADRID"IMG10239

 

  Certe volte, nel girovagare del carosello, accadono delle  
  cose inaspettate. Non avendo avuto nessuna informazione 

  diretta dell'evolversi dell'inaugurazione della mostra, poiché

  Maxs è arrivato al giorno dell'apertura con 40° di febbre

  e non ha potuto essere presente, ecco qui che il giorno

  dopo arriva una mail  dalla Argentina, di un'amica 

  raccontandoci che i suoi amici di  Madrid  avevano visitato

  la mostra, lasciando al fotografo  i loro commenti. Cioé, le

  impressioni della mostra sono partite dalla Spagna,

  passando per Argentina per arrivare a noi in Italia due giorni

  dopo. Saranno gli effetti della globalizzazione?

 

Patricia Vena

Di Seblie
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Thursday 4 march 2010 4 04 /03 /Mar /2010 10:38

PortadaAtticus.jpgCOMMENTARI E PUBBLICAZIONIARTE-PARTE









































"Alejandro Schmitt è un pittore, anche se i suoi percorsi professionali nella fotografia gli hanno conferito grande libertà nelle composizioni, nelle inquadrature. Il tratto dimostra una sicurezza pittorica chiara, accentuata dalle grandi dimensioni della sua opera. I suoi colori ci portano verso una natura vigorosa: azzurri, ocra, cenere danno forma ad un paesaggio maltrattato che, nelle sue ferite, materializza la sua superbia sopravvissuta."

Di Seblie
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Wednesday 24 february 2010 3 24 /02 /Feb /2010 16:04

"Non ce ne siamo andati"

 

Fin dalla lettura dei primi versi, la poesia provoca un’emozione inenarrabile, ti fa navigare in un mare di sensazioni meravigliose, in cui il senso di solitudine  viene sopraffatto da un immenso sbigottimento di umanità e di eternità.

La lirica è permeata di un velato ottimismo, poiché , a differenza di Montale, che asserisce che il tempo cancella ogni cosa, l’autrice spera che i suoi concittadini la rimembrino insieme a Maxs in ogni angolo del suo paese natio, forse inconsciamente spera che ciò possa avvenire,  perché loro hanno lasciato e lasceranno opere indelebili. Foscolo asseriva che saranno immortali solo coloro che hanno compiuto grandi azioni.

L’eternità è questa , la realtà immanente che si proietta nel trascendente umano.

 

La poesia si divide in tre parti: nella prima trapela la nostalgia del proprio paese, della natura in tutti i suoi aspetti, estate,autunno, soffio del vento, corrente del fiume, espressioni scarne, ma essenziali, in cui la sinestesia e l’uso dell’asindeto fanno diventare lirico un lessico  comune, con cui si dipinge un quadro con contrasti di luci e ombre, (strade ardenti-notti tristi), di movimento(soffio del vento ) e calma (Caldo della siesta ).

Nella seconda parte appare la speranza di essere rimasti nel cuore di coloro che hanno lasciato e il desiderio di rivivere i momenti di ieri, che provoca loro sfinimento e angoscia, perché, forse, si rendono conto che è un sogno irrealizzabile

Nella terza prevale preponderante  l’emotività e la nostalgia ,non più proiettate all’esterno,ma intime,che scuotono l’anima del poeta: un suono,  un profumo, un colore risvegliano come Proust, ricordi che non possono essere dimenticati . L’ultimo verso è drammatico perché evidenzia la caducità dell’esistenza.

Questo canto è esemplare per la valorizzazione e l’essenzialità delle  parole, è un canto dell’ anima di sentimenti soggettivi , ma che diventano universali perché colpiscono ogni cuore.

L’evocazione del paese natio assume una dimensione illimitata,sembra la descrizione di una terra promessa, che ognuno vorrebbe ritrovare, le immagini fotografiche che si susseguono, accentuano questa suggestione.

Le ipnotiche iterazioni delle locuzioni “non ce ne siamo andati” “siamo rimasti un po’” è un’eco drammatica di speranza, di angoscia,  di nostalgia che abbraccia tutti gli emigrati del mondo e anche tutti i comuni mortali, che dovranno prima o poi lasciare questa terra.

E’ senz’altro una delle poesie più suggestive dell’intera produzione poetica di Patrizia Vena.

 La traduzione italiana rispetta mirabilmente la cadenza del testo spagnolo, ove la scomposizione del verso mette in evidenza il valore e il significato delle   

parole, rendendole suggestive e musicali.

                                                                                 Iginia Bianchi

Di Seblie
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