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9 giugno 2009 2 09 /06 /giugno /2009 17:19
Ci sono molti modi per definire l'arte, in nome della quale si potrebbe aprire un lungo dibattito intriso di paroloni e concetti subliminali che, inevitabilmente, porterebbero a perdere di vista la sua vera natura, l'obiettivo primario per il quale si è evoluta nel corso dei secoli. Mi piace intenderla come un sentimento puro che sgorga dal cuore, pertanto meritevole di essere valorizzata come elemento iniziatico che fa di ogni essere umano un artista, senza nulla togliere ai grandi nomi del passato e del presente. E qui mi sembra già di sentire la voce dell'amico Maxs che sussurra al mio orecchio e grida a gran voce al mondo "altre pretese sono solo vanità". Parole? No, molto di più. Perché Maxs Felinfer non si limita solo a porre l'accento sul fatto che la sensibilizzazione umana migliora la salute della società, ma va ben oltre con una sola parola che racchiude un universo di emozioni e sensazioni:Seblismo. Una parola tanto graziosa, quanto priva di significato, che dà il nome al movimento artistico da lui creato negli anni Sessanta con il nobile scopo di conferire una nuova libertà all'arte, ponendola non al di sopra dell'uomo ma al servizio dell'uomo stesso come strumento per rispondere al suo bisogno di espressione e comunicazione. Da qui la nascita spontanea dello straordinario Gruppo Seblie che, pur avvalendosi di recitazione e musica, non può essere definito una compagnia teatrale né un gruppo musicale, ma un insieme di persone che realizzano performances dove il pubblico diventa parte integrante dell'evento stesso grazie alla collaborazione di musicisti, poeti, fotografi, operatori video, attori, ballerine, pittori, pronti a interagire l'uno con la creatività dell'altro dando vita a performance di grande impatto visivo e profonde suggestioni metaforiche. "Ho sempre sentito la necessità di coinvolgere la gente nei miei lavori.L'arte è un fenomeno di comunicazione straordinario che permette di conoscere nuovi aspetti della personalità umana" mi ha detto Maxs durante un'intervista, sottolineando che la performance alla quale è più legato è "Sonicolor" del '78, presso la pinacoteca di San Paolo del Brasile, perchè da quel momento ha acquisito una grande fiducia in se stesso. Mi è venuto spontaneo il riferimento all'intervista per una sorta di deformazione professionale, ma una cosa è certa: ogni volta che ho seguito, scritto e raccontato di Maxs e Patricia (per me sono un duo inscindibile) l'ho sempre fatto andando oltre la curiosità tipica del giornalista ma con la consapevolezza di andare incontro a qualcosa di straordinario. Affinità elettive a parte, la loro arte si è riflessa su di me e questo mi ha dato una maggiore sicurezza aprendo orizzonti culturali che mai avrei creduto di esplorare. Sembrerà strano ma una performance del Gruppo Seblie è un dono che resta, ha la peculiarità di materializzare l'astratto, è una metafora di vita che non si chiude quando cala il sipario. Anzi, è da lì che inizia se non le fai resistenza e le permetti di tirare fuori la consapevolezza che c'Ë qualcosa che possiamo ancora fare se ci poniamo nella giusta disposizione d'animo nei confronti di questo ìgiocoî dove tutti sono parte integrante. " un po' il caso di ìProva di Tangoî, straordinaria performance che presenta il ballo argentino per eccellenza non solo come danza ma anche come fenomeno culturale con la sua storia, i suoi personaggi, le caratteristiche legate all'ambiente. Ma anche di ìQuadri - Istantanee di un raccontoî in occasione della prima edizione della Biennale Adriatica di Arti Nuove al Palacongressi, che in soli 19 minuti è riuscita a toccare l'anima di un pubblico che ha interagito diventando cuore pulsante di un'azione in cui l'arte ha assunto le sembianze di comunicazione umana. Guidati da Maxs Felinfer, i protagonisti hanno dato vita a una serie di "fermo immagini" viventi scandite da parole, pannelli dipinti, diapositive, musica, preceduti dal ticchettio di una vecchia macchina da scrivere e una telecamera che ha interagito con gli spettatori proiettando alle pareti i loro volti assorti. In un'atmosfera resa ancora più intensa dal buio e dal testo di Annalisa Piergallini letto da Patricia Mònica Vena e Paola Cinì, i corpi sinuosi di Monica Gabrielli, Vincenzo Lopardo, Roberta Lucianetti e Annalisa Piergallini, hanno dato vita a un racconto "silenzioso" sospeso su diverse strutture metalliche. Il tutto amplificato da coloratissime proiezioni, un lungo nastro che ha circondato i presenti e l'uso di uno strumento che emula le sonorità del theremin cambiando altezza e colore del suono in base alla modifica del campo magnetico effettuata dal movimento degli arti. "L'arte nasce dalle persone, si evolve, poi si stacca per creare una nuova forma e tornare alla gente per essere reinterpretata" spiega Felinfer "Il nastro che ha avvolto i presenti simboleggia la comunicazione esistente tra uomo e artista, perché l'arte stimola emozioni e non fa male, anzi protegge". Altra concezione molto cara al Seblismo è l'idea che su ogni materiale di qualunque forma Ë possibile esprimere arte, restituendo la propria dignit‡ anche agli oggetti pi? umili. Da qui nasce una suggestiva performance ispirata alla mostra ìTraMeî del pittore ascolano Lucio Alfonzi, dove il Gruppo Seblie utilizzando gli elementi fondamentali su cui l'artista ha lavorato (spago, oggetti riciclati e aspetto gestuale), li ha rielaborati in un percorso minimalista che passa dall'espressione corporea allo spazio sonoro come musica dell'anima, attraverso l'uso di strumenti ricavati dal tamburo di una lavatrice, il cerchione di una macchina, cassette, pentole, barattoli da caffè, utensili vari e persino una conchiglia marina. Perché in un'epoca in cui la gente comincia ad essere "buttata", è doveroso ridare il giusto valore a oggetti che spesso finiscono nel secchio della spazzatura. Che altro aggiungere? Le performance e le partecipazioni prestigiose del Gruppo Seblie sono tante ma, in questa mia elecubrazione mentale su carta, ho preferito descrivere l'aspetto appercettivo del loro mondo interiore. Un mondo che non è poi lontano dal nostro, se soltanto ci soffermassimo di più ad ascoltare la voce della nostra anima.
                                                                                                                       di Rosita Spinozzi

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Published by Seblie
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