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1 luglio 2009 3 01 /07 /luglio /2009 17:16
IGINIA BIANCHI
Mi piacerebbe aprire un dibattito sulle pseudo-opere ottenute facendo finta di dipingere su tele stampate in copisteria o con il computer. 
I plagi sono molto diffusi,ho notato che molte gallerie espongono quadri copie,nell’ultima mostra,che ho visitato,le tele erano tutte dipinte e disegnate con il computer,sono rimasta sconcertata perché c’era anche un ritratto di un bagnante,che era l’esatta copia di una foto di Gabriele d’Annunzio(prezzo 2000 euro).
Lei apra un dibattito per salvare l’umanità da questi brogli,ho scritto anche a “Striscia la notizia”, ma non sono ascoltata,lei solo lo può fare perché è un vero artista.Lei crea come ai vecchi tempi,quindi sono convinta che farà qualcosa
Cordialmente Iginia Bianchi

IGINIA BIANCHI 2° contributo
Caro Maxs, quando per caso mi sono imbattuta nelle tue opere(tutte),non avevo ancora letto le recensioni osannanti sulla tua arte né i dibattiti, ma ho pensato subito a Kant ,esattamente al suo giudizio estetico,che fa parte della Critica del giudizio: Le tue opere sono l’espressione reale dei concetti espressi dal filosofo.
l’arte deve rappresentare il sublime ,che è la simbiosi tra il bello e il grottesco o l’orrido: Concetto che io ho sempre condiviso, ho sempre preferito un cielo burrascoso a un azzurro chiaro, rami contorti e piegati dal vento che a un paesaggio pastorale.
L’arte di Maxs è sublime perché trasmette tutto ciò,i colori sono l’eternità e l’infinito, gli “scarti”che usa rappresentano la realtà della vita, il dolore ,il senso di soffocazione della tecnologia moderna,che ci dovrebbe salvare dalla fame e dalla povertà,ma che nello stesso tempo ci schiavizza,gli stessi bimbi parlano e si esprimono come se il loro cervello fosse stato sostuito dalle schede elettroniche.
Luigi Arista dovrebbe leggere Il Giudizio Estetico di Kant,che ,pur essendo vissuto nel settecento,è molto moderno.Prima di scrivere ho cercato, invano, il libro del filosofo per riportare le sue parole ,ma ho trovato soltanto “La storia del pensiero filosofico “(A.V.ED.SEI),id cui a pag.379 si legge:”Studiando la natura del giudizio estetico,Kant si contrappone anzitutto a coloro che considerano il bello,sia di natura sia di arte,come una semplice impressione di piacere,legata a un interesse biologico e variabile da soggetto a soggetto .Il bello è infatti un sentimento di piacere che ha pretesa di universalità.”il bello è rappresentato come l’oggetto di un piacere universale” “il bello è l’oggetto di un piacere disinteressato” D’altro lato,il giudizio estetico,pur implicando universalità e finalità,non si fonda né sulla corrispondenza a uno scopo determinato,né sulla corrispondenza dell’oggetto bello a un concetto”…. Più in particolare ,l’estetica di Kant distingue la bellezza libera,appresa senza la presenza di alcun concetto e bellezza aderente,appresa con riferimento a un particolare concetto(un animale,uomo,paesaggio,ecc.)Importante è inoltre la dottrina kantiana del sublime.Sublime è ciò che è assolutamente grande.Una cosa ci appare sublime solo quando la contemplazione estetica di un oggetto imponente(ad esempio un mare in burrasca)risveglia in noi ,per contrasto con la nostra piccolezza,il senso della grandezza morale,che è grande al di là di ogni comparazione”Nell’apprensione del sublime concorrono quindi sia il sentimento estetico sia il sentimento morale;il sublime si presenta così come indice privilegiato della profonda armonia che sussiste fra mondo della natura e mondo etico della ragione,tanto che il primo può diventare simbolo del secondo.”….(se si legge direttamente il libro di Kant si capisce meglio) Per concludere l’arte deve trasmettere qualcosa di sublime,quando si ascolta una musica ,(come quella che ho allegato),o si vede un quadro,una foto un film(come La vita è bella” di Benigni) e si provano sensazioni che ti scuotono l’anima,questo è il sublime.
Cordialmente Iginia Bianchi -----------------------------------------------------------------------------------------------------------


ELISABETTA
Rispondo alla prima proposta di Iginia Bianchi .Si è vero anche io sono contraria ai plagi, poiché arte è creare,chiunque copia o esegue un plagio non fa arte ed è mediocre,però sono convinta che un vero artista sa creare anche opere stupende con l'uso del computer o delle foto, infatti abbiamo l'arte cinematografica e l'arte fotografica .Chiunque usa queste tecniche lo deve dichiarare.Ho visitato una mostra di una pittrice romana al Vittoriano,di cui non voglio ricordare neanche il nome,che aveva presentato delle enormi tele(m.3x2 e anche più, erano dei poster giganti, presentati come quadri ad olio, noi siamo rimasti sconcertati, erano foto, e non ci sono piaciuti, forse, se la pittrice avesse scritto sotto ogni illustrazione la didascalia giusta, avremmo potuto apprezzare la loro bellezza fotografica, poichè, spesso, le foto sono più belle di un brutto quadro.
Cordialmente Elisabetta -----------------------------------------------------------------------------------------------------------


 LUIGI ARISTA
Siete gentili, vi ringrazio dell'informazione. Il dibattito è sempre molto interessante, può diventare proficuo, quando si hanno delle cose da dire e si ha, però, una vera intenzione di ascoltare. Questo accadde con mio grande piacere quando mi deste la prima risposta e ci scambiammo un altro paio di mail con Maxs. Ora, la signora Iginia Bianchi mi consiglia di leggere Kant perché io possa pervenire alla conoscenza che l'arte è insieme l'espressione e il sentimento del sublime. Credo che ci siano delle ulteriori cose da chiarire, per evitare pericolosi fraintendimenti, e forse quando troverò un po' di tempo per la concentrazione giusta interverrò ancora nel vostro sito. Per ora mi limito a dire che non da Kant ma da ben oltre un millennio prima (per esempio mi riferisco al trattato "Sul Sublime", attribuito dai filologi al retore Cassio Longino, e siamo intorno al 100-150 d.C.) si parla di questa attinenza fra il sublime e l'arte, idea e sentimento estatico di molto superati ai giorni nostri, per fortuna. Era necessario superarli e sono stati superati grazie alla sensibilità e all'intelligenza di grandi artisti e menti rivoluzionarie, che compresero, dopo il '700, quanto l'idea e il sentimento del sublime lasci stagnare nel gioco degli specchi, nel gioco dei riflessi, nell'incantamento e nell'illusione. Perché l'arte in realtà è pura analogia, analogia delle cose che appartengono al totale, ed è la percezione del totale che recano, manifestando le recondite analogie fra le cose del mondo (del creato). Chi resta fermo al sentimento del sublime non può trovare il sentimento del totale, che è la vera realtà del mondo (del creato). Ma qui mi fermo con la dialettica, dubitando di poter chiarire di più in questo momento e dubitando di non potere forse chiarire mai, perché il fiume che tanto spesso traccia le sponde opposte delle incomprensioni è gettato sul terreno dall'imperscrutabile volontà di un sé che desidera sempre vincere la partita. Coi discorsi, proverò in altro modo un altro giorno. Ora, poiché avete a suo tempo visitato i miei due siti e dunque sapete della mia scrittura, provo a spiegarmi con una poesia (è di molti anni fa) che parla di poesia e quindi di arte. Amore, pensiero, poesia O amore, soggezione, bellezza che ci assali e ci perdi, che scomponi nell'acuto dolore dei tuoi incantesimi, o pensiero, altare del nostro sforzo, spasimo che vuoti e annulli il senso della vita immaginando l'essere e il divenire, o poesia, poesia, quando sei libera cosa naviga davanti ai tuoi occhi di marinaio degli immensi oceani che si accampano dall'anima al cielo azzurro?
Grazie e cordiali saluti.
Luigi Arista ________________________________________________________________________________


MAXS FELINFER
Cara signora Iginia, è doveroso da parte mia ringraziare il suo apprezzamento sulla mia opera, ma, come dice il poeta indiano Tagore, "L'elogio mi fa vergonare perché lo mendico silenziosamente". Non voglio con questo commento, intendiamoci, fare un'apologia dell'umiltà, ma parlando di giudizio estetico, avrei un preciso interesse a prendere la dovuta distanza, (anche se, nel manifesto del 1967 ho citato Kant, quando facevo riferimento al relativismo della valenza del linguaggio) per non supportare l'idea della verità in senzo univoco. Ho, nel corso della mia carriera come docente d'arte, come pittore e come performante, incoraggiato l'opzione dell'espressione libera come risorsa inesauribile di conoscenza, per cui, il giudizio estetico ed il senso del sublime come traguardo della creazione artistica, non occupa, secondo il mio postulato, il primo posto nella graduatoria degli interessi dell'arte. Reitero il mio più assoluto rispetto per le strade che ognuno intraprende per raggiungere il suo traguardo, ma per me è importante sostenere quella che ho percorso fino ad oggi, giacché ci credo fermamente. "La perfezione è un mito dettato dai traguardi già raggiunti, il futuro va forgiato con l'allegria della scoperta ed una dose necessaria di audacia."
Cordialmente
Maxs Felinfer -----------------------------------------------------------------------------------------------------------


IGINIA BIANCHI replica
Caro signor Maxs, l’arte e il sublime sono sempre esistiti, Cassio Longino, Kant, Schopenhauer e tanti altri li hanno fatti propri,scrivendoci interessantissimi libri di filosofia,quindi sono concetti che non possono essere annullati o considerati superati,sono eterni,noi dobbiamo renderli moderni e proiettarli nel futuro.Ieri ho visto la mostra del Futurismo alle Scuderie del Quirinale a Roma ,e sono rimasta colpita dalla grandiosità di alcune opere,non si possono definire belle,sarebbe troppo mediocre,l’unico termine che possa rendere l’idea della loro grandezza ed eternità è SUBLIMI. Il sublime è libertà e sensibilità, Arte è sinonimo di sensibilità , ,come dimostrato anche dalla poesia di Luigi Arista:Cos’è la sensibilità?E innata oppure sono le circostanze della vita ,che rendono l’individuo sensibile o indifferente? Ecco una poesia di un mio alunno di dodici anni,scritta in classe ,quindi assolutamente sua (Il ragazzo aveva perso il padre da poco)
L’albero
E’ fermo,immobile, il vento non osa neanche sfiorarlo,
E’ esile il suo tronco,
sta per arrivare anche per lui la fine,
poiché ogni essere vivente,
non riesce a ribellarsi alla legge imperscrutabile del fato.
L’inverno è ormai alle porte.
Gli iniziano a cadere le foglie,
come ad un vecchio cadono i capelli,
è ormai quasi spoglio, a guardarlo fa tenerezza.
Nel frattempo viene sommerso
Da una leggera coltre di nebbia, che scende,
scende nella penombra di un tramonto senza fine.
(Stefano Orselli) ...........................................................

Cordialmente Iginia ------------------------------------------------------------------------------------------------------------


MAXS FELINFER
Cara signora Iginia
Mi piacerebbe, sempre che in così poche righe questo sia possibile, fare luce su ciò che ho detto e su ciò che non è stato detto da me. Perciò, su quella parte del suo contributo su cui no mi sono espresso verrà, sicuramente, argomentato da chi si sia trovato in disaccordo con Lei. In nessun momento ho messo in dubbio l'esistenza del sublime o del giudizio estetico che fanno dell'Arte, ciò che conosciamo ciò di cui stiamo parlando. Non ho assolutamente accennato al superamento o annullamento di tali principi sui quali, come Lei ben dice, la storia dell'arte e la filosofia si sono occupate per così lungo tempo da stabilire tali principi come punti di riferimento sui quali fare leva nell'analisi di qualsiasi dibattito riferito all'oggetto arte. Quello che ribadisco, invece, è la libertà di rivalutare l'espressione umana, poiché di questo si tratta, con una graduatoria diversa. Per farlo, datosi che è stato il punto di partenza di questa discussione, ripartiamo da Kant, quando nell'analisi che questo grande filosofo affronta, nel trattare la problematica del "nulla", si pone il problema che in partenza, nell'immaginario collettivo, la parola "nulla" era già carica di significato, del significato collettivo del "oggetto" "mancanza di ogni cosa". Pertanto prima di analizzare il nulla privo di ogni contaminazione, si rendeva necessario creare un nuovo termine, senza connotati per arrivare, così, ad una conclusione valida. Ecco, il senso del mio commento, basato anche sul fatto che il giudizio estetico, la comprensione della bellezza, il sublime, la comprensione della perfetta proporzionalità dell soggetto armonico, hanno connotazioni che condizionano la libera espressione dell'uomo. Quando, negli anni sessanta, creai il Seblismo, mettevo in campo la assoluta convinzione che non bisognava combattere i mulini a vento degli accademicismi per quello che essi rappresentano, ma intraprendere la creazione di spazi più adatti alla natura espressiva dell'uomo originario che abita in noi. Per questo motivo cognai all'epoca la frase "L'Arte è solo un'espressione dell'uomo. Qualsiasi altra pretesa è solo vanità." Per questo motivo all'epoca, appena finiti i miei studi e con una carica di contraddizioni non indifferente, avendo davanti l'invasione del POP e il dilagare del Happening, dettai le regole per questo nuovo spazio e dissi: "OK, se considerate che quello che facciamo non è arte, e non è avanguardia, allora noi facciamo Seblie". A questo punto diventa opportuno rapportare il discorso all'argomento che lei ha proposto nel suo commento sulle "pseudo-opere". Non si deve pensare che libera espressione, cosa che il seblismo mette alla base della sua proposta, sia sinonimo di qualunquismo, no, tutto il contrario. Il seblismo induce alla responsabilizzazione dell'individuo sensibile a dare il meglio di sé stesso, ad essere autentico e avere la consapevolezza che nell'atto di lasciare testimonianza dei suoi contenuti, unici, e patrimonio della comunità, deve attingere a tutta I'esperienza maturata nel travaglio di concepire quei contenuti. Crescita interiore, possiamo chiamarla, anche se pure questo sia diventato un luogo comune, utilizzato anche da chi fa quel tipo di lavoro "criticabile". Nel portare a termine questa impressa è valido tutto ciò che ci permette di raggiungere la materializzazione di quel proposito straordinario di segnare il mondo con la nostra identità più profonda. Questo è trascendente, questo è il principio più alto della creazione, giacché a partire dall'egocentrismo primigenio, che sostiene e alimenta l'esistenza, lanciamo un segnale che ci fa presenti nel tutto. Noi siamo parte dell'universo e anche noi facciamo la nostra parte. Qui possiamo parlare del sublime come atto supremo dell'armonia che esalta la piccola, misera condizione dell'uomo, di fronte alla grandezza della creazione, perfino del proprio atto creativo. Come frenare il vortice che si verifica nel momento di "essere", nell'atto creativo, dovendo soffermarci nelle considerazioni di Diderot votato ad un senso così alto della armonia che basterebbe mostrare una delle dita di un piede di un uomo per sapere che si tratta di un gobbo? Cara Iginia, è probabile che ciò che ho espresso sia contrastante con il mio modo di dipingere, possiamo dire, basato sulla conoscenza del mestiere, ma è il principio quello che conta. Io non posso fare altrimenti perché sono stato introdotto nell'ambito pittorico a 6 anni e non ho mai smesso fino ad oggi, ma non è questo che mi qualifica artista, oppure sensibile o addirittura amante dell'espressione artistica, bensì il rispetto totale del contenuto umano, l'ammirazione per ogni atto creativo e tutto ciò che comporta, compreso quello dei "veri" cultori della concezione classica di questo mondo fantastico al quale abbiamo dedicato la vita. Non mi piace essere semplicemente contro, perché l'esperienza mi ha insegnato che molte delle "porcherie", come tante che ho visto nella mia vita, possono essere parte di un'evoluzione che più tardi ci stupisce con i suoi risultati. Poi resta dire che preferisco tollerare le "porcherie" che certi artisti presentano in attesa di trovare la propria strada che altre porcherie che accadono intorno al mondo dell'arte. Sarebbe interessante portare Leonardo ad una mostra di Braque, Picasso o Kandinsky per ascoltare sicuramente, le stesse parole odierne che rivolgiamo alle esperienze degli artisti contemporanei. Vogliamo dimenticare che l'Impressionismo venne definito "assassinio dell'arte"? Secondo me, e in questo sì bisogna essere inflessibili, si deve ripudiare l'arte fatta secondo le esigenze del mercato, l'arte promossa da galleristi che hanno sbagliato qualche lettera del loro mestiere trasformando "il mecenate" in "il mercenario", l'artefatta senza nessun valore perche è svuotata dall'uomo. Questo va ripudiato senza remore e senza timore di sbagliare giudizio. Non lo so, probabilmente quello che Lei ha visto in quella galleria era una di quelle porcherie, ma nel senso generale del tema che stiamo trattando è bene capire le differenze. Per me, e per questo motivo mi sono permesso di portare la discussione su questo campo, l'arte è uno strumento di grande valore per l'umanità per limitarlo solo a uno dei suoi aspetti, che secondo me no è il più importante. L'arte, ottimo veicolo espressivo, ci fornisce un lucido specchio nel quale vedere riflessa la nostra interiorità, permettendoci, così, di crescere.
Con affetto e rispetto
Maxs Felinfer (La poesia allegata è senza dubbio straordinaria)
P.S. Ritengo opportuno chiedervi scuse per qualsiasi incongruenza letteraria giacché l'italiano non è la mia lingua madre. _________________________________________________________________________________


SERGIO SANTILI
Caro Maxs
Intervento sul dibattito presente nel vostro sito (riguardo le pseudo-opere) che ha aperto la signora Iginia Bianchi.
Ho speso del tempo a leggere e rileggere le sue argomentazioni e tutta la discussione che ne è nata in seguito. Ho pensato a lungo su come poter ribattere a certe considerazioni. Mentre facevo alcune riflessioni mi sono imbattuto nel tuo ultimo intervento e sono rimasto colpito dal fatto che sei riuscito per certi versi ad esprimere quello che io stavo cercando di raccogliere dentro di me per poter dare una risposta a certi quesiti. La prima cosa che risalta ai miei occhi è "l'accanimento" verso queste pseudo-opere che naturalmente si sono solo potute intuire dalla descrizione della stessa. Io penso che ognuno di noi ha un proprio bagaglio di conoscenze emozioni, storie personali etc. e che non tutti gli occhi per questo sono uguali o guardano le cose con la stessa interpretazione. Se un pittore espone i suoi lavori in una mostra penso che sappia di andare incontro a giudizi differenti ,a feroci critiche o a beatificazioni. Per me ci si dovrebbe soffermare solo ed esclusivamente verso ciò che si vede e che si sente di una determinata opera altrimenti si rischia di uscire fuori strada, fuori dal vero significato della stessa opera che magari per chi l'ha fatta rappresenta qualcosa. Conosco persone che fanno opere lavorando sopra foto o stampe digitali.Personalmente a me non piacciono molto ma non per questo vado a fare una denuncia ai carabinieri. Dietro tutto quello che si cercaffannosamente di spiegare dell' arte credo ci sia un concetto semplicissimo che riguarda la "libertà di espressione".Sembra una cosa talmente semplice che a volte non ci accorgiamo di quanto, specialmente ai nostri giorni, sia una cosa molto importante e non facile da ottenere. Ogni giorno devo stare attento a quello che dico e a come lo dico, alle mie azioni e alle conseguenze di ciò che faccio, ma è solo quando mi trovo nell'atto di disegnare che posso veramente sentirmi libero di dare sfogo a tutto quello che mi passa per la testa. Per la mia esperienza personale (e solo di quella posso parlare) dico che se mi soffermo a pensare a cosa deve piacere o non piacere di un quadro posso stare sei settimane davanti alla tela bianca senza riuscire a metterci sopra nemmeno un puntino. non sarei più io a fare il quadro ma bensi io guidato da altri fattori che riuscirebbero ad offuscare la sottilissima linea che guida la mia mano all'atto di dipingere. Non credo che per le opere ci possa essere un giudizio oggettivo e universale di bello o brutto. Ogni immagine può evocare in chi la guarda pensieri e sensazioni e non necessariamente dev'essere spiegata e codificata con teorie e richiami filosofici........il bello dell'arte dovrebbe essere che non esiste il bello nell'arte ma solo la considerazione personale di ciò che è bello per ognuno di noi, tutto il resto mi sembra che fa parte di logiche di mercato che non condivido affatto Per quello che ho visto e sentito finadesso sembra che si cerca di inserire l'arte dentro contesti e regole preimpostate, a volte ho l'impressione che un pittore sia bravo o meno in base a quali conoscenze ha o a quali comportamenti e regole segue. Trovo tutto questo sbagliato in quanto per me arte vuol dire nulla, vuol dire ....................., non vuole dire, non si tocca e non si spiega, è invisibile come l'anima, senza compromessi,illusione di libertà anche solo per pochi minuti, godimento e indifferenza, tutto quello che ci circonda e tutto quello che sta anche e specialmente al di fuori della cornice. Non so se sono riuscito ad esprimermi correttamente, o se abbia detto un mare di cazzate, in quanto per come sono tendo sempre a fuggire da certi discorsi che non fanno parte delle mie conoscenze (praticamente nulle in questo contesto).Vorrei spiegarmi meglio ma temo di non riuscire in quanto non ho mai capito perchè disegno, non lo so e non lo voglio sapere, lo faccio fino a quando mi sentirò spinto da mestesso a farlo. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------


IGINIA BIANCHI
Caro signor Maxs. con la sua ultima dissertazione lei conferma il giudizio che avevo formulato. Sono d’accordo su tutti i concetti da lei esposti la penso esattamente anche io così, forse non sono stata abbastanza chiara. Per ciò che concerne le pseudo-opere mi riferivo esattamente a ciò che lei ha esposto molto meglio di me nell’ultima parte del discorso, l’artefatta, solo per lucro, molto diffusa, spesso anche le mostre collettive sono organizzate con lo stesso scopo,(tassa d’iscrizione,di partecipazione,senza controllare neanche le opere che vengono inviate) Sono convinta che bisogna parlarne molto per sensibilizzare il popolo. Quando insegnavo,portavo sempre i ragazzi a visitare gallerie e musei;mi ricordo che ,(tanti anni fa) nella Galleria degli A…c’erano delle signore con piccole scrivanie che vendevano delle miniature,e,per convincere il turista che fossero dipinte a mano,davano qualche pseudo –ritocco con il pennello,fu mio dovere farlo notare agli studenti che le stavano già comperando:Per fortuna che ora non ci sono più.
Cordialmente
Iginia Bianchi

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Published by Seblie
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