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24 luglio 2009 5 24 /07 /luglio /2009 12:22
Far parlare Felinfer e Lacan è un'impresa possibile. Quando Lacan e i milleriani parlano dell'estrazione di nuovi significanti dal reale, di spingere i limiti, forzare l'impossibilità a dirsi, dialogano da soli col discorso seblista che intende arrivare ai limiti dell'irrazionale, tutto ciò che fuoriesce dall'impossibile a dirsi. L'inconscio è una catena di significanti, che, dice Freud, in un'altra scena, si ripete ed insiste per interferire nei tagli che gli offre il discorso e il pensiero. "…rispondere alla questione: Chi parla? quando si tratta del soggetto dell'inconscio. Giacché questa risposta non potrebbe venire da lui, visto che non sa quel che dice, e nemmeno che parla, come tutta l'esperienza dell'analisi ci insegna." (Lacan, Écrits, 1966, Einaudi, Torino, pag. 803). Freud ha scoperto una logica nell'inconscio con suoi meccanismi di funzionamento (Psicopatologia della vita quotidiana, L'interpretazione dei sogni, Il motto di spirito nei suoi rapporti con l'inconscio). Lacan usa la linguistica e gli altri linguaggi del suo tempo per leggere Freud, per portare la psicoanalisi alle sue estreme conseguenze, del 'ben dire', del voler dire. L'inconscio è strutturato come un linguaggio e per le mani dei pazienti di Freud, e non solo, Lacan ci accompagna a visitare i suoi giardini alla francese, i rebus dei sintomi si sciolgono davanti ai nostri occhi, anche se, ahimé, l'altro è barrato, non sa, è mancante, così, sebbene le catene dei significanti si possano svelare, ciò che è veramente importante, quello che davvero conta, l'Altro non lo sa. Triste verità che spinge al pianto, a lungo, a volte per sempre, se non viene la sorte o la psicoanalisi a ordinare i significanti e a disordinare le agende, le fedi, gli amori, le abitudini, la vita. Ma Lacan lo dice con chiarezza: l'artista dice prima dello psicoanalista. Schnitzler precede Freud, Margherite Duras insegna a Lacan, che si mette in posizione di umiltà nel cercare di apprendere da lei e da altri scrittori, come Joyce e Carroll. Maxs Felinfer auspica e rivendica il diritto ad un linguaggio senza simboli prestabiliti, nel primo manifesto seblista, scritto nel 1967 e pubblicato nel 1969. Lacan opta per una pratica in cui lo psicoanalista opera facendosi oggetto dell'analizzante, quindi non è certo un sapere prefabbricato a guidare una cura. Felinfer difende il diritto di usare un linguaggio proprio, erano gli anni dei movimenti pacifisti, i giovani credevano in un altro mondo possibile e cercavano di renderlo reale. Quello era il tempo delle comuni, ora è il tempo delle monadi. Oggi occorre che le istituzioni si occupino della prevenzione del disagio psichico. Ora, è ovvio che un lavoro del genere non è quello della psicoanalisi, pura, ma è forse proprio in questo campo, della psicoanalisi applicata, che l'arte e la psicoanalisi possono incontrarsi, come nel campo più squisitamente teorico, sul banco dell'estrazione di significanti nuovi dal reale… Nel 1969 Lacan tiene un seminario "Il rovescio della psicoanalisi". "…Lacan aveva superato in questo seminario, la prova del vecchio che si rivolge alla gioventù, e che non vi si trovava né il tono di ammonimento di un capo, né il richiamo alla saggezza e neppure l'odio verso il godimento che si trova a volte nei vecchi." (J.-A. Miller, "La psicoanalisi messa a nudo dal suo celibe", postfazione al Seminario. Libro XVII. Il rovescio della psicoanalisi 1969-70, Einaudi, Torino, 2001, p. 269). La psicoanalisi rovesciata, spellata, scorticata, ridotta all'osso. Questo accade nel seminario; poi Hegel, Wittgenstein, Platone e Aristotele, anche Freud, tutti a nudo. Sei anni dopo viene pubblicato Televisione in cui Lacan dice che ci sono due versanti offerti dalla struttura, cioè il linguaggio. Il versante del senso, che si riduce al non senso. E il buon senso, considerato il senso comune. Quello che Freud chiama "processo primario nell'inconscio (…) non è qualcosa che si cifra, ma che si decifra. Dico: il godimento stesso. Che in tale caso non costituisce energia, e non si può scrivere come tale." (Televisione, p. 80) Le catene che l'analisi traccia sull'inconscio non sono di senso, ma di godi-senso, jouis-sens. E lo sciogliersi delle suddette catene ha contribuito a ridire che la tristezza non è uno stato d'anima, ma una pecca morale. Anche se Dante sembra ignorare perché è felice. Uno sguardo. Quello di Beatrice, palpebre e cascame, tre volte niente ed ecco sorto l'Altro, lo chiama Lacan, l'impossibile e l'insoddisfabile. Al che, se non altro, noia. Il che forse non è poco, nel non-tutto, è l'unico. Cioè Dante proietta Beatrice nell'immaginario con una dimensione totale, lei è perfetta in quanto impossibile, non avrà mai modo di scontrarsi con la sua realtà di donna, non scoprirà mai che lei è uguale alle altre donne, agli altri uomini, cioè non sa, non è tutta, non arriva a coprire la mancanza dell'Altro. Con la scappatoia del desiderio impossibile Dante inventa un Altro totale, completato dalla sostanza immaginaria del cascame dello sguardo di lei. La grandezza di Lacan secondo me sta nell'aver matematizzato la struttura dell'Altro, e dell'inconscio, come una struttura bucata, come nelle formule di fisica dove tutto riporta a meno di una costante, k, inconoscibile. Il sapere è necessariamente mancante, è auspicabilmente mancante. Altrimenti non c'è lo spazio per il soggetto. Questa idea dell'incompletezza, come la troviamo nel seblismo, appartiene ad ogni creatore, al di là dei simboli scoperti e di ogni reinterpretazione che li ricomponga in un nuovo sistema, poiché la scoperta di questi simboli non è fine a se stessa, ma ad ottenere una meccanica di riconoscimento dell'intera cosmografia delle sensazioni. E' l'angoscia a promuovere questa ricerca, è il motore che spinge gli individui alla creazione permanente di se stessi; attraverso le manifestazioni esterne l'artista comunica i suoi contenuti inconsci. Questo meccanismo comunemente si ritiene esclusivo patrimonio dell'artista, quando in realtà è la stessa dinamica che sta alla base e lungo il tragitto della formazione soggettiva di ogni uomo. Poiché non c'è tutto, verità e sapere non sono complementari. Sapere e verità si compatiscono, soffrono insieme, tutto qua. E' quello che afferma Felinfer quando dice che la comunicazione (espressione) e la formazione (scuola) sembrano ostinatamente prendere direzioni opposte. Queste problematiche compassioni si mostrano nell'arte con chiarezza. Felinfer ha, oltre l'esigenza di sprecare vernice, "l'urgenza di procreare un uomo sensibile, disponibile alla vita e maturo per…" per cosa? "per nominare dalla sua propria ottica questo universo nuovo". Lacan lo direbbe col gay sçavoir, gaio sapere, e la verità dipende dal reale. Felinfer cercava di risolvere il problema di un insegnamento accademico disumanizzato, che non teneva conto delle particolarità degli allievi, non permetteva loro di sviluppare il potenziale creativo, ma al contrario lo schiacciava in nome di regole scolastiche. In cambio della via della creatività l'allievo veniva introdotto in un campo sistematico di comprensione e razionalità. "In questo modo, il possibile godimento che produce l'esperienza della scoperta, rimaneva eclissato da un ordine che, imparentato con l'effetto finale, appariva convenientemente accettabile e altamente credibile. (…) Le convenzioni (formule fisse per fare ogni cosa) portano l'allievo a sperimentare, nel conseguimento dell'obiettivo, una soddisfazione facilmente confondibile con quella derivante dal realizzare la propria scoperta. La differenza risiederà nella mancanza di libertà nella scelta del proprio linguaggio." (Seblie, un linguaggio, p. 110-111). La questione è simile a quella che spinge Lacan al 'ritorno a Freud' in quanto molti post-freudiani si erano allontanati dallo spirito clinico di Freud. In particolare la psicoanalisi dell'io, che tanto seguito ha avuto soprattutto negli Stati Uniti, ha introdotto un valore stabile, un campione di misura del reale: l'ego autonomo, una zona libera da conflitti, non-conflictual sphere. Un 'logoro miraggio' lo definisce Lacan e accusa la psicoanalisi dell'io di diventare un'ortopedia del desiderio. "…l'uomo non può mirare ad essere intero (alla , altra premessa in cui la psicoterapia moderna devia) dal momento che il gioco di spostamento e condensazione cui è votato nell'esercizio delle sue funzioni, segna la sua relazione di soggetto col significante" (Lacan, 'La significazione del fallo', in Écrits). Nell'elaborazione lacaniana il nucleo dell'io è paranoico, per cui non c'è un approdo possibile, una risoluzione unica universale, anzi è proprio nelle fratture, nell'imperfezione dell'io che risiede l'origine della spinta alla ricerca, che è quanto di più umano l'uomo conosca di se stesso. " Dopotutto un sogno è solo un sogno. Coloro che oggi ne disdegnano lo strumento per l'analisi hanno trovato, come abbiamo visto, strade più sicure e più dirette per ricondurre il paziente ai buoni principi e ai desideri normali, quelli che soddisfano a veri bisogni. Quali? Ma i bisogni di tutti, amico mio. Se questo ti fa paura, fidati del tuo psicoanalista, e sali sulla tour Eiffel per vedere com'è bella Parigi. Peccato che certi saltino il parapetto fin dal primo piano, e per l'appunto fra quelli i cui bisogni sono stati tutti ricondotti alla loro giusta misura. Reazione terapeutica negativa, diremmo noi. Grazie a Dio il rifiuto non va così lontano in tutti. Semplicemente, il sintomo rispunta come erba matta, compulsione di ripetizione. Ma naturalmente si tratta solo di un equivoco: non si guarisce perché ci si rimembra. Ci si rimembra perché si guarisce. Trovata questa formula, la riproduzione dei sintomi non è più una questione, ma solo la riproduzione degli analisti, quella dei pazienti è risolta." (Lacan, "La direzione della cura", in Scritti, Einaudi, Torino, p. 620). Il discorso dell'Altro è in breve il discorso del padrone, la logica del servo-padrone di Hegel. Nello schema elle di Lacan, si vede chiaramente quello che è il nocciolo duro del discorso sulla pratica e sull'etica, nonché della protesta di Maxs Felinfer. Se rimaniamo sull'asse immaginario, quello che il Dottor Baio chiama l'autostrada duale, non possiamo che sottometterci alla logica del padrone, se invece ci spostiamo da quel posto, lasciamo all'altro la possibilità di emergere come soggetto barrato, mancante, diviso, desiderante, emotivo direbbe Maxs. La magia è solo questo spostamento in cui si dà al soggetto uno spazio per emergere e a sé stessi una possibilità in più di estrarre nuovi significanti dal reale. Estrazione per la psicoanalisi, creazione per l'arte, innegabile la parte estrattiva dell'arte, parte che ha grande interesse per la dolce filantropia del seblismo, che dell'arte esalta la sua capacità di sensibilizzazione e quindi la potenza di migliorare l'uomo. Nella partecipazione razionale ad una performance, un evento dai propositi estetico-informativi, si riceve un'informazione che si diluisce nel ricordo. L'individuo che non vive in prima persona l'esperienza è come il paziente dello psicoanalista che riceve un' interpretazione sulle sue resistenze, nel momento in cui, preso dall'impotenza, il terapeuta tenta l'aggancio con la parte sana dell'io, ossia quella che pensa come lui. Con il lavoro sulle performance si cerca di trasmettere contenuti sensitivi che coinvolgano emotivamente il destinatario del messaggio, facendogli rivivere vissuti propri che arricchiscano l'ambito magico così prodotto. Gli aspetti formali che caratterizzano la preparazione del gruppo e con esso la piattaforma sulla quale costruire una performance sono basati sul potenziale sensitivo dell'individuo. "Una performance è un flash forward in cui uno squarcio del passato, un racconto immagazzinato nella memoria emotiva dell'individuo, o di un gruppo, popolo o etnia, viene proiettato in avanti con l'obiettivo di rivivere in modo sensibile alcuni aspetti ormai sepolti o mai visti nella piena potenzialità dell'evento. Nella grande maggioranza dei casi, come richiesto dall'ordine sociale dello stagno, viene archiviato come fascicolo di una pratica burocratica, nei meandri scuri della ragione sistematica." (Maxs Felinfer, scritto inedito). Il flash-forward è un po' il fenomeno dell'aprés-coup, di cui parla Lacan, cioè è solo in seguito al secondo evento che scegliamo quell'immagine e l'agganciamo a quel fatto. Ed è allora che il primo significante ci appare magicamente come una profezia. Avete presente quando dopo il fatto delle torri gemelle, si ha come l'impressione di averlo pre-visto? E' una sensazione che abbiamo provato un po' tutti, alcuni folli certificati sono stati male per mesi, alcuni finivano per darsene la colpa, visto che lo sapevano con tale chiarezza, non potevano che essere nel complotto; pensate cosa proverebbe Tolkien! L'evento produce immediatamente uno spostamento della costruzione della realtà in direzione di quelle modifiche. Cioè, si tratta di un fenomeno in divenire e contemporaneamente retroattivo, cioè va sia verso il futuro che verso il passato. Questo meccanismo viene messo in atto dal gruppo dei performers e deve essere supportato da una preparazione tale che loro stessi, per primi, entrino in contatto con gli aspetti essenziali dell'evento che si vuole comunicare. Contatto che non può limitarsi alla semplice comprensione intellettuale, per quanto ricca sia l'analisi storica degli eventi da comunicare, perché svuoterebbe la gestualità dei performers dei sentimenti che il pubblico a sua volta dovrà percepire in modo sensibile, oltre a capire, e lo costringerebbe a una lettura superficiale del contenuto. Per questo motivo gli esercizi, che costituiscono questa preparazione e che il gruppo segue durante il lavoro di allestimento di una performance, vengono adattati agli aspetti sensoriali ed emotivi, intimamente legati al tema dell'evento da conoscere e poi da trasmettere. Sebbene sia certo che questi schemi preparatori appartengano a gruppi ben definiti nei loro propositi, vengono ogni volta rimodellati secondo le esigenze tematiche, ambientali, culturali ecc. Questi esercizi non vengono proposti solo nell'ambito preparatorio di una performance, ma sono un'amalgama che integra le forze polivalenti dell'essere gruppo. Ora, al termine del parallelo, si potrebbe obiettare ad esempio che l'arte e la psicoanalisi vanno in direzioni diverse, l'una costruisce ponti mentre l'altra semplicemente attraversa il fiume. Ma chi non vorrebbe costruirsene uno tutto suo? L'arte è per tutti, Felinfer lavora perché lo diventi, ci guadagnerebbero tutti, anche chi il ponte ce l'ha già.

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Published by Seblie
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