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13 febbraio 2010 6 13 /02 /febbraio /2010 15:31
OpenL'ARTE OLTRE LA FORMA
di Patricia Monica Vena
In tempi in cui vediamo crollare certezze, spegnersi sogni, tremare strutture che sembravano eternamente solide, forse dovremmo cercare salvezze inedite. E forse dovremmo cercarle non più nei soliti posti. Dovremmo cercarle altrove. Altrove può voler dire tanti posti diversi. Ognuno di noi potrà scegliersene uno. Poi, magari, se quello non funziona, provarne un altro. In queste righe vorrei, semplicemente, segnalarvi uno di quei luoghi: l’Arte. L’arte come salvezza. A me suona bene. Non più l’arte come luogo di ermetici intellettualismi, riservati a gruppi di persone “conoscitrici” della materia, circoli piuttosto ridotti, e piuttosto esclusivi. E neanche come luogo di diletto, di attività per il tempo libero, dedicato a chi, avendo un animo sensibile sceglie di occupare quella parte del suo tempo che non è consacrata al lavoro ed ai doveri, a tentare di scopiazzare la realtà tramite pennelli e colori. L’arte come salvezza è l’arte che funge da tubo di scappamento, da valvola che permette di fuoriuscire la pressione in eccesso evitando così l’esplosione. L’arte come salvezza significa sfruttare una capacità che ogni essere umano possiede per dire, o per URLARE, o al limite per domandare, tutte quelle parole, parolacce e domande che ci si stringono in gola e non escono mai, tante volte perché non hanno nemmeno una forma definita, ma dentro di noi ci sono eccome. “Una capacità che ogni essere umano possiede”. Cosa può voler dire? Mica tutti siamo artisti, direte voi. E invece sì. Almeno quando arte significa linguaggio. Siete d’accordo che chiunque è in grado di rovesciare barattoli di colori, rimescolarli con le mani, o con un pennello, o una spatola, uno straccio, un pettine vecchio o qualsiasi altro oggetto si trovi nei paraggi? Anche se ciò che viene fuori non è un paesaggio, una natura morta, un ritratto, né alcuna immagine riconoscibile? Siete d’accordo che chiunque può cantare, anche se è terribilmente stonato? Siete d’accordo che chiunque è capace di prendere tra le mani un pezzo di argilla e di ammassarlo, schiacciarlo, modellarlo, anche se il risultato non è La Pietà di Michelangelo? Bene, se avete risposto SI a tutte le domande, allora state accettando che ogni essere umano è in grado di esprimersi attraverso i mezzi descritti. E quindi sta utilizzando un linguaggio. Arte. Se riusciamo davvero a tornare a riprenderci la libertà di fare quelle cose (che da bambini facevamo allegramente) troveremo una via di sfogo per molte delle piccole e grandi frustrazioni che ogni giorno ci provocano un nodo in gola e un buco nello stomaco. E soprattutto, impareremo a comunicare con gli altri in un modo nuovo, e forse riusciremo a capirci di più. Quando le parole che si dicono ogni giorno, a casa, al lavoro, a scuola, dal macellaio, dal panettiere, in TV, nei giornali, non significano più niente e non ci bastano più per dire tutto quel che ci succede dentro, è ora di cercare linguaggi nuovi.

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Published by Seblie
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