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18 febbraio 2010 4 18 /02 /febbraio /2010 15:01
“NOSTALGIAS” DI PATRICIA MONICA VENA ED. UNIVERSUM, TRENTO, 2001 EURO 9,90
di Anna Cecilia Poletti

Magari molti non li ricordano, Maxs e Patricia, ma forse qualcuno rammenterà un bel momento di poesia, al cui compimento concorsero un gruppo di bravi attori e un grafico, pittore, poeta nell’anima che fece da regista e da scenografo e, con una semplice seggiola impagliata e un raggio di luce, ci fece dimenticare i nostri poveri mezzi d’ospitalità.
Passando in questi giorni di maggio davanti alla nuova sede della libreria “Rinascita”, salta agli occhi il manifesto di una mostra di pittura: l’artista è proprio lui, Maxs Felinfer; titolo della mostra “Navi come uomini”.
Sono passati più di dieci anni da quando ci siamo conosciuti e non posso fare a meno di sentirmi incuriosita. Entro e resto attonita di fronte al cambiamento: navi incagliate, arrugginite, bloccate nella sabbia, fra gli scogli, tutte, indistintamente, con la prua rivolta verso di me, come dita di giudice. Non si può fare a meno di spostare l’attenzione fuori dal quadro e domandarsi cosa ci sia mai qui, nel punto in cui mi trovo, capace di irretire, di pietrificare.
Maxs mi riconosce, mi saluta, mi chiede che ne penso ed io quasi con supplica: “Maxs! Non portano più da nessuna parte queste navi...” lui mi risponde: “Già...” ma sorride. Mi saluta con un invito per il sabato successivo: la presentazione dell’ultimo libro di sua moglie Patricia, “Nostalgias”.
Rispondo con un “Grazie” ma so già che ci andrò: c’è qualcosa che chiama in quella mostra, ci sono delle domande che esigono risposta, c’è un vuoto al centro di quel circolo di prue che stuzzica tutta la mia curiosità.
La presentazione è ben condotta: entusiaste e coinvolte le relatrici, bravi gli attori e seducenti le musiche di Piazzolla. Patricia, assolutamente disarmante: schietta e semplice nel suo porsi del tutto naturale in un argomento che è stato degli immortali della letteratura come di tutte le forme d’arte.
Perché la nostalgia, in tutte le sue sfumature (di ciò che si è perso, di ciò che non si è mai avuto, delle cose e delle persone lasciate e di quelle che ci hanno lasciato, di quello che siamo stati e di quello che avremmo potuto essere) è un motore, come lo sono tutti i sentimenti: l’entusiasmo, la passione, l’amore, la fede. E, come tutte le emozioni, è patrimonio comune a molti uomini: chi sente di poter far suonare una corda del proprio animo la lascia vibrare in attesa che qualcuno si sintonizzi con essa. È quello che è capitato alle Nostalgie di Patricia: un libro nato con intento catartico che diventa consolazione per chi legge, come trovare un volto amico fra gli sconosciuti.
Il libro, strutturato nella forma tripartita narrativa, epistolare e poetica, è l’analisi delle più sottili sfumature che può assumere il sentimento di chi compie la scelta di lasciare la patria, gli affetti, il proprio modo di essere, la propria realizzazione personale, ma è anche la storia di chi, attraverso quel sentimento, capisce più in profondità chi è, conosce la nostalgia come caratteristica del proprio essere e supera il dolore. È la storia di un amore che cresce in proporzione geometrica: due patrie, due culture, due modi d’essere.
Sentire l’amore che si sposta dal dolore di una perdita a una tenerezza, a un affetto, a un’appartenenza nuovi è un messaggio di grande speranza.
Sembra impossibile, a posteriori, constatare che una coppia così affiatata raggiunga sintesi artistiche tanto distanti nel contenuto: l’angoscia di quelle navi rende ancora più dolce la nostalgia di quelle poesie.
Così come dieci anni fa era sorprendente osservare l’ammirazione nello sguardo e nell’atteggiamento silenzioso di Patricia nei confronti del lavoro del marito, così ora è commovente vedere la dedizione di Maxs nel curare i particolari della riuscita della presentazione di questo libro, sempre con quel sorriso meravigliato e un po’ naïf, tanto che viene da pensare che non può esservi disperazione nei suoi dipinti.
E chissà, forse quelle prue non sono dei giudici, ma solo uomini che per un istante hanno fermato il loro cammino e si sono raccolti in cerchio per ascoltare chi cerca un contatto più umano, per ascoltare se stessi, nel profondo delle proprie emozioni, per guardarsi in viso, l’un l’altro.

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Published by Seblie
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