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10 febbraio 2013 7 10 /02 /febbraio /2013 12:31

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 120 x 180 cm (Argentina 1984)

2684ANEDp

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Versiòn en español màs abajo)

I POTERI

Per quanto ingarbugliata sia la matassa, il filo è sempre uno solo, perciò seguite sempre il filo che alla fine troverete il capo e la coda.
I poteri, tutti i poteri, di qualsiasi natura essi siano, hanno l’abitudine di complicare il più possibile la matassa per fare in modo che sia complicato seguire il filo. Perciò uno comanda l’altro e questo un altro ancora e così via, per fare in modo che la faccia visibile sia quella del nostro vicino, con il quale scoppierà una rissa già contemplata nell’ordine generale.
In questo modo saremo sempre noi, i disgraziati, ad essere i colpevoli del malessere. Gli altri non si vedono, nascosti dai monumenti, dalle alte cariche e dai legali. Tu sarai sempre esposto, con il sedere di fuori, in modo di non avere certezze né garanzie e sempre disponibile a fare le guerre, prendere manganellate, e pagare le tasse.
Mentre il ticchettio del contatore di vita continua ad andare sempre avanti, in te crescerà l’angoscia e finirai per accettare che il vero problema sei te stesso.

di Maxs Felinfer - "Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società"

maxs@seblie.com 

 

 

I POTERI

Possono acquistare tante forme
possono sembrare ogni cosa
possono offrirti paradisi
inferni e purgatori,
su misura secondo le necessità.
Potresti credere che sono lì per te
a proteggerti e difendere,
potresti affidarti a loro,
potresti abbandonarti nei loro grembi.
Sarà allora che ti perderai,
e sarà arduo ritrovare la strada,
loro sono ovunque
sono chiunque,
sono me e sono te,
sono gli abiti che indossi
il tuo programma preferito in TV
la tua marca di sigarette
e il panino che mangi nel fast food.
La via del ritorno non è facile,
è piena di rinunce e di dolori,
ma possiamo percorrerla
e alla fine,
troveremo dei vecchi amici:

noi stessi.

di Patricia Vena

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10 febbraio 2013 7 10 /02 /febbraio /2013 12:22

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 120 x 180 cm (Argentina 1982)

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“Servito in un piatto d’oro”, è il modo più comune per dire che una cosa ti viene offerta nel migliore dei modi.
Ma quando il piatto diventa grosso e pesante e il beneficio ricade su chi ha preparato la propria pietanza e a te tocca pagare il conto la cosa cambia. E’ questo il modo in cui i poteri hanno sempre preparato il banchetto a proprio ed esclusivo beneficio, mentre agli altri tocca sorreggere il piatto.
E mentre restano lì a sopportare inesorabilmente il peso, il malessere li mette l’uno contro l’altro senza mai fare cadere, però, il piatto.
Così l’arcaico potere custodisce il benessere del suo erede, che continuerà ad avere il futuro servito in piatto d’oro.

di Maxs Felinfer - "Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società"

maxs@seblie.com

IL PIATTO D’ORO

Lui lo sa.
Ne è consapevole.
Finché saranno impegnati
a sbranarsi tra di loro,
a cavarsi gli occhi,
a scannarsi a vicenda,
lui non cadrà.
Continueranno a reggere
quel suo piedistallo d’oro
dove può serenamente
cullare il futuro che gli appartiene.

di Patricia Vena

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10 febbraio 2013 7 10 /02 /febbraio /2013 12:14

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 70 x 100 cm (Argentina 1984)

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Bisogna rinnovare sempre la capacità di meravigliarci, si tratta di un particolare modo di mantenere in vita la nostra giovinezza di spirito.
Se ormai tutto ciò che può accadere è qualcosa che perde il nostro interesse prima che ci si presente, la nostra vita non ha più scampo, è irrimediabilmente persa anche se continuiamo a respirare.
Dunque quando un bambino ci fa vedere il suo disegno, dobbiamo avere l’accortezza di indurlo a raccontarci la sua magica storia e non dire “che bella farfalla hai dipinto!”, poiché è probabile che si tratti ad esempio di un circo o di un gruppo di bambini giocando, e faremo nella sua sensibilità lo stesso danno che potrebbe fare un elefante in una cristalleria.

di Maxs Felinfer - "Sensiblizzare l'uomo migliora la salute della società"

maxs@seblie.com 

 

STUPORE

Conservare lo stupore
difenderlo ad ogni costo
con i denti,
con le unghie,
difendere quell’istante
di occhi spalancati
e di bocca che da sola si dischiude,
dinanzi alla meraviglia
o all’impossibile,
all’assurdo o soltanto
allo sconosciuto.
Conservare quel bambino
che eravamo e siamo ancora.
Va salvato lo stupore.

di Patricia Vena

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9 febbraio 2013 6 09 /02 /febbraio /2013 17:38

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 30 x 40 cm (Italia 2001)

 

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Signor Presidente del Consiglio, capo del governo tecnico, moderatore, specialista nel mettere le cose a posto, nomignoli con cui è stato definito in questi tempi, cosa sta facendo? Si è messo a lavorare in proprio, si è accorto che restando fuori dal gioco della politica, sarebbe rimasto nel dimenticatoio e ha deciso di cambiare tattica e utilizzare le scorciatoie politiche per servire meglio i suoi padroni?, no, non mi riferivo al popolo, al quale lei non ha avuto, non ha né avrà mai intenzioni di servire. No, mi riferivo agli altri padroni, quelli che sono anche padroni del denaro e che le hanno messo in bocca tutte le bugie con le quali ha giustificato i tagli alle pensioni, alla scuola,   alla salute e aumentato la precarietà dei lavoratori.
Volevo farle una domanda: per il resto della campagna elettorale, si porterà dietro la Fornero per farla piangere un po’ qua e un po’ là, in modo di fare pena per farsi votare?
Il popolo italiano ha già capito chi è lei, quindi può anche togliere l’IMU, che prima ha introdotto come misura inderogabile nella sua erudita condizione di alto statista, e adesso toglie nel miglior stile demagogo populista.
Le sue mosse non convincono, questa volta chiederà anche aiuto a suo figlio, visto che poco fa, mentre tagliava in modo selvaggio, liquidava all’azienda finanziaria per la quale lavora suo figlio, casualmente, due miliardi di euro in silenzio, zitto zitto? Suo figlio ci sembra lo stesso che lavorava per la Parmalat, che sappiamo come è finita.
Sig. presidente, così, riflettendo, mi chiedo: uno normale, senza scheletri nell’armadio, che si occupi di politica vera, di quella che riguarda il popolo, non ce l’avremo mai?

di Maxs Felinfer - "Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società"

maxs@seblie.com 

 

 

 

PRESAGIO

A volte basta lo sguardo
un gesto
un sorriso abbozzato
e un brivido ti attraversa la schiena
come un allarme
come il presagio che annuncia
un brutto temporale.
Ma non sempre sei in grado
di cogliere l’avvertimento.

 

di Patricia Vena

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9 febbraio 2013 6 09 /02 /febbraio /2013 17:29

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 30 x 40 cm (Argentina 1975)

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Abbiamo osservato con assoluta superficialità come, di questi tempi, l’arte e la cultura si siano degradati fino a relegare il loro ruolo ad un intrattenimento vacuo e superficiale, con il consenso complice di chi doveva difendere la loro natura primaria. Quando facciamo riferimento a chi aveva il compito di tutelare l’integrità di tale importante aspetto della vita dell’uomo, non dobbiamo limitare la responsabilità a coloro che politicamente rivestono questa funzione, poiché loro, lo sappiamo già, sono interessati molto di più a un gioco personale di potere e redito proprio, piuttosto che all’ interesse di tutti. Dobbiamo coinvolgere in prima persona i diretti interessati che, incantati da fuochi d’artificio di effetto “stupefacente”, si sono disinteressati a quello che spettava loro per diritto. Resta da aggiungere che, a complicare ancora di più la storia, entra in gioco la contesa sulla domanda se la cultura sia di destra o di sinistra, come se dicessimo che Dio e juventino o interista, con l’intenzione di confondere ulteriormente le acque, volontariamente.
Quando si parla di cultura è indispensabile capire di cosa si tratta, giacché è facile fare confusione pensando che essa incarni un ruolo secondario, non indispensabile nella vita moderna e perciò è ora di apprendere che è stata, è e sarà la cultura a darci la consapevolezza che abbiamo del nostro tempo, della nostra società civile e di noi stessi.
E’ logico, in democrazia, che ognuno possa esprimersi a favore o contro la cultura dominante, giacché questa rappresenta una tendenza temporale che può, nell’ evolversi, dimostrarsi sbagliata o carente per le esigenze comuni. Per fare questo, però, serve prima conoscerla profondamente, viverci dentro, immergersi in essa. Ciò implica il cambiamento di una cultura per un’altra, non di una cultura per lo svuotamento della ricchezza interiore dell’individuo e della società tutta.
Ma, quando sentiamo l’ opinione che esprimono certi personaggi del mondo politico sulla cultura e i ragionamenti sui quali fondano il trattamento che ad essa riservano, dobbiamo ricordare la vicenda di Galileo Galilei. Questi signori, con tutta scioltezza, danno la loro opinione dando per scontato, anzi, senza nemmeno pensarci, che la terra è tonda e che gira in torno al sole, quindi senza tenere minimamente conto che questa affermazione costò al pensatore la libertà. E come questo ci sono qualche migliaia di altri esempi. Questa mancanza di responsabilità nel confronto dell’identità della comunità, alla quale devono la loro poltrona, non è concepibile, così come non è accettabile la manipolazione dell’opinione pubblica per confermare questo attacco ai beni più pregiati, l’arte e la cultura di un popolo.
Una società che dimentica gli interessi di coloro che la compongono, trasforma la vita comune in un travaglio inutile sia alla società che al singolo individuo.

di Maxs Felinfer - "Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società"

maxs@seblie.com

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9 febbraio 2013 6 09 /02 /febbraio /2013 16:59

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 35 x 50 cm (Italia 2001)

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  Di solito pubblichiamo, insieme al quadro, un articolo ed una poesia. Oggi pubblichiamo solo la poesia, perché esprime tutto ciò che c'è da dire.

  

  

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Grande Fratello

Non era questo mondo

che sognavamo

questo ammasso di rifiuti

questa violenza

questi volti perfetti

di giovani modelle

nella loro disinvolta andatura

su eleganti passerelle

sotto impietosi riflettori

che confinano agli angoli in ombra

percorsi anoressici e bulimici

il piacere di vincere la fame

anche a costo della vita

il vomito dopo ogni pasto

mentre da qualche altra parte

qualcuno mangerebbe volentieri

il contenuto delle nostre pattumiere.

Non era questo mondo

che sognavamo

questa noia questo panico

questo buco nero di banalità

questo festival del senza senso,

questa politica-spettacolo,

questo tutti contro tutti

in una guerra infinita

raffinata invenzione che mette fine

agli improduttivi periodi di pace.

Non era questo mondo

che sognavamo

nei dolci anni dei fiori e dell’amore

dei capelli molto lunghi

e le gonne molto corte

delle frasi di Gandhi sulle magliette

e del “fate l’amore non la guerra”.

Non era questo mondo

che sognavamo.

Molto prima, però,

qualcuno lo sognò per noi

ma era un incubo.

Il suo nome era George

il cognome Orwell.

1984

di Patricia Monica Vena

 

 

 


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9 febbraio 2013 6 09 /02 /febbraio /2013 16:54

Opera di Maxs Felinfer - Olio e componenti elettronici su cartone - 80 x 90 cm (Germania 2007)

poliptico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando, negli anni sessanta, fondai il movimento artistico Seblie, mettevo in campo l’assoluta convinzione che non bisognava combattere i mulini a vento degli aspetti accademici per ciò che essi rappresentano, ma intraprendere la creazione di spazi più adatti alla natura espressiva dell'uomo originario che abita in noi. Per questo motivo coniai all'epoca la frase "L'Arte è un'espressione dell'uomo. Qualsiasi altra pretesa è solo vanità." Sulla base di tale principio, appena finiti i miei studi e con una carica di contraddizioni non indifferente, avendo davanti l'invasione del POP, il dilagare dell’Happening, e i soliti riproduttori di bellezza precotta, dettai le regole per questo nuovo spazio e lo chiamai “Seblie".
Non si deve pensare che libera espressione, cosa che il seblismo mette alla base della sua proposta, sia sinonimo di qualunquismo, no, tutto il contrario. Il seblismo induce alla responsabilizzazione dell'individuo sensibile a dare il meglio di se stesso, ad essere autentico e avere la consapevolezza che nell'atto di lasciare testimonianza dei suoi contenuti, unici, e patrimonio della comunità, deve attingere a tutta I'esperienza maturata nel travaglio di concepire quei contenuti. Crescita interiore, possiamo chiamarla, anche se pure questo sia diventato un luogo comune.
Nel portare a termine questa impresa è valido tutto ciò che ci permette di raggiungere la materializzazione di quel proposito straordinario di segnare il mondo con la nostra identità più profonda. Questo è trascendente, questo è il principio più alto della creazione, poiché a partire dall'egocentrismo primigenio, che sostiene e alimenta l'esistenza, lanciamo un segnale che ci fa presenti nel tutto. Noi siamo parte dell'universo e anche noi facciamo la nostra parte. Possiamo parlare dell’atto supremo che esalta la piccola, misera condizione dell'uomo, di fronte alla grandezza della creazione, perfino del proprio atto creativo. Come frenare il vortice che si verifica nel momento di "essere", nell'atto creativo, se dobbiamo soffermarci nelle considerazioni di Diderot, impegnato in un senso così alto dell’armonia al punto di puntualizzare che basterebbe mostrare un dito del piede di un uomo per sapere che si tratta di un gobbo?
E’ probabile che ciò che ho espresso sia contrastante con il mio modo di dipingere, basato, possiamo dire,  sulla conoscenza del mestiere, ma è il principio quello che conta. Io non posso fare altrimenti perché sono stato introdotto nell'ambito pittorico a 6 anni e non ho mai smesso fino ad oggi, ma non è questo che mi qualifica artista, oppure sensibile o addirittura amante dell'espressione artistica, bensì il rispetto totale del contenuto umano, l'ammirazione per ogni atto creativo e tutto ciò che esso comporta, compreso quello dei "veri" cultori della concezione classica di questo mondo fantastico al quale abbiamo dedicato la vita.
Non mi piace essere semplicemente contro, perché l'esperienza mi ha insegnato che molte  "porcherie", come tante che ho visto nella mia vita, possono essere parte di un'evoluzione che più tardi ci stupisce con i suoi risultati. Poi resta dire che preferisco tollerare le "porcherie" che certi artisti presentano in attesa di trovare la propria strada che altre porcherie che accadono intorno al mondo dell'arte, come quelle perpetrate da critici e galleristi senza scrupoli. Sarebbe interessante portare Leonardo ad una mostra di Braque, Picasso o Kandinsky per ascoltare, sicuramente, le stesse parole odierne che rivolgiamo alle esperienze degli artisti contemporanei. Vogliamo dimenticare che l'Impressionismo venne definito "assassinio dell'arte"?
Secondo me, e in questo sì bisogna essere inflessibili, si deve ripudiare l'arte fatta secondo le esigenze del mercato, l'arte promossa da galleristi che hanno sbagliato qualche lettera del loro mestiere trasformando "il mecenate" in "il mercenario", l'artefatta senza nessun valore perche è svuotata dall'uomo. Questo va ripudiato senza remore e senza timore di sbagliare giudizio.
L'arte è uno strumento di grande valore per l'umanità per limitarlo solo a uno dei suoi aspetti, che secondo me no è il più importante: l’estetica.
L'arte, ottimo veicolo espressivo, ci fornisce un lucido specchio nel quale vedere riflessa la nostra interiorità, permettendoci, così, di crescere.

di Maxs Felinfer - "Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società"

maxs@seblie.com

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1 febbraio 2013 5 01 /02 /febbraio /2013 20:18

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 80 x 160 cm (USA 1981)

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Alla luce intensa del circo, nell’ansia irrefrenabile dell’umana insoddisfazione, tutti, ma proprio tutti, si sforzano per impadronirsi dell’ultima farfalla, quella che riempirà il buco famelico del desiderio. Poi scendendo in basso, scivolando sulle dune dei muscoli in tensione del groviglio umano, si arriva a terra, la quale non ci si presenta nuda ma vestita con i pezzi di farfalle che furono desiderio, per poi essere frantumate.
Qualsiasi sforzo si faccia è bene sapere che sempre ci sarà un’altra farfalla, un poco più in là da dove arriva la mano.

 

di Maxs Felinfer - Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società

maxs@seblie.com 

 

   

LA FARFALLA

Un batter d’ali,
lieve,
come un sussurro,
come una mano che sfiora l’aria,
nell’ultimo, disperato tentativo
di sfuggire alla presa mortale
di quelle dita,
coperte di polvere iridata,
che cercano di afferrare
l’ultima farfalla.

di Patricia Vena

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28 gennaio 2013 1 28 /01 /gennaio /2013 09:08

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 40 x 60 cm (Italia 2012)

donna

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quale uno spudorato manichino, il prototipo “donna” si va modellando a colpi di passerelle, di TV, di copertine di riviste e degli infiniti film porno offerti al consumatore ancor prima che inizi a masturbarsi. Migliaia di slogan prefabbricati ce la presentano in quattro dimensioni facendo cosi che la nostra immagine comune appaia come una malformazione quantomeno alienante.
Questa donna plastificata viene poi da noi irrealmente osservata, desiderata nelle forme più fittizie, amata poiché inafferrabile. L’altra, quella quotidiana, nella sua dimensione reale, viene lasciata andare, disprezzata e perfino odiata poiché non potrà mai essere come il modello perfetto della masturbazione mentale dell’uomo, che resta sempre più solo, più indifeso e mutilato, con gli occhi fissi sulla bambola.

Mi domando: da una madre di plastica e uno svuotato mentale ed emotivo, quale tipo di figlio nascerà?
Quale sarà la società del futuro?

di Maxs Felinfer - Sensibilizzare l’uomo migliora la salute della società

maxs@seblie.com 

 

LE STREGHE

Giovane e bella
abracadabra
magicabula
di giorno e di sera.
Coda di lucertola
contro zampe di gallina
fai che ogni ora
io sia più carina.
Botox silicone
e ogni altro liquame
e sarai tu, ancora,
la più bella del reame.
Zuppa di tartaruga
mai più neanche una ruga
giovane e bella
abracadabra
zampa di capra
capelli di seta.
Finché un giorno lo specchio
si rompe in mille pezzi
perché è passato
ormai troppo tempo.
La magia non c’è più
e rimani solo tu:
una donna
quella vera
una donna tutta intera
fatta di corpo
magari non più bello
ma anche di parola
e di pensiero.
Specchio specchietto
delle mie tante brame
fa del mio cervello
il più bravo del reame.

di Patricia Vena

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27 gennaio 2013 7 27 /01 /gennaio /2013 17:53

Opera di Maxs Felinfer - Olio su tela - 70 x 100 cm (Italia 2002)

piscia

  

 

  

 

 

 

 

 

 

 

Sempre che si urina su di un altro è una buona misura precauzionale per la nostra coscienza guardare da un’altra parte. Poi, quando ci si fa l’abitudine, la testa rimane già nella posizione adatta e non serve più ricorrere al fastidioso gesto di nascondere la faccia. Per chi si trova nella posizione giusta, un poco più in alto degli altri, non è necessario fare questo sforzo scomodo, basterà semplicemente urinare senza preoccuparsi di dove il getto va a finire.
Inoltre, per quanto scivoloso diventi il pavimento sotto i piedi, essere affiancati ad altri che hanno le stesse abitudini, fornisce una garanzia morale per poter salvare la faccia, anche se girata da un’altra parte.
Quelli che non hanno via d’uscita, restando sotto l’acido scorrere delle urine, imparano ad allungare il collo evitando così l’annegamento totale.
Nel pisciatoio la legge è uguale per tutti, tutti possono farlo, l’unica cosa che varia è se capiti sopra o sotto il getto.

di Maxs Felinfer - Sensibilizzare l'uomo migliora la salute della società

maxs@seblie.com 

 

IL PISCIATOIO

C’è comunque il cielo,
lassù,
che vede e tace,
e sembra infuriato,
e anche un po’ nauseato
dall’umana ignobile condizione.

di Patricia Vena

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