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24 febbraio 2010 3 24 /02 /febbraio /2010 16:04

"Non ce ne siamo andati"

 

Fin dalla lettura dei primi versi, la poesia provoca un’emozione inenarrabile, ti fa navigare in un mare di sensazioni meravigliose, in cui il senso di solitudine  viene sopraffatto da un immenso sbigottimento di umanità e di eternità.

La lirica è permeata di un velato ottimismo, poiché , a differenza di Montale, che asserisce che il tempo cancella ogni cosa, l’autrice spera che i suoi concittadini la rimembrino insieme a Maxs in ogni angolo del suo paese natio, forse inconsciamente spera che ciò possa avvenire,  perché loro hanno lasciato e lasceranno opere indelebili. Foscolo asseriva che saranno immortali solo coloro che hanno compiuto grandi azioni.

L’eternità è questa , la realtà immanente che si proietta nel trascendente umano.

 

La poesia si divide in tre parti: nella prima trapela la nostalgia del proprio paese, della natura in tutti i suoi aspetti, estate,autunno, soffio del vento, corrente del fiume, espressioni scarne, ma essenziali, in cui la sinestesia e l’uso dell’asindeto fanno diventare lirico un lessico  comune, con cui si dipinge un quadro con contrasti di luci e ombre, (strade ardenti-notti tristi), di movimento(soffio del vento ) e calma (Caldo della siesta ).

Nella seconda parte appare la speranza di essere rimasti nel cuore di coloro che hanno lasciato e il desiderio di rivivere i momenti di ieri, che provoca loro sfinimento e angoscia, perché, forse, si rendono conto che è un sogno irrealizzabile

Nella terza prevale preponderante  l’emotività e la nostalgia ,non più proiettate all’esterno,ma intime,che scuotono l’anima del poeta: un suono,  un profumo, un colore risvegliano come Proust, ricordi che non possono essere dimenticati . L’ultimo verso è drammatico perché evidenzia la caducità dell’esistenza.

Questo canto è esemplare per la valorizzazione e l’essenzialità delle  parole, è un canto dell’ anima di sentimenti soggettivi , ma che diventano universali perché colpiscono ogni cuore.

L’evocazione del paese natio assume una dimensione illimitata,sembra la descrizione di una terra promessa, che ognuno vorrebbe ritrovare, le immagini fotografiche che si susseguono, accentuano questa suggestione.

Le ipnotiche iterazioni delle locuzioni “non ce ne siamo andati” “siamo rimasti un po’” è un’eco drammatica di speranza, di angoscia,  di nostalgia che abbraccia tutti gli emigrati del mondo e anche tutti i comuni mortali, che dovranno prima o poi lasciare questa terra.

E’ senz’altro una delle poesie più suggestive dell’intera produzione poetica di Patrizia Vena.

 La traduzione italiana rispetta mirabilmente la cadenza del testo spagnolo, ove la scomposizione del verso mette in evidenza il valore e il significato delle   

parole, rendendole suggestive e musicali.

                                                                                 Iginia Bianchi

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Published by Seblie
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commenti

Caranas 02/26/2010 00:27


E' vero , la poesia e la musica provocano le più svariate emozioni.
Su http://foranastasis.over-blog.it   , l'ho sperimentato con GHIRIGORI


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